Ecco, finalmente, il video della scuola nel bosco

A quasi un anno di distanza dalla conclusione del progetto “la scuola nel bosco”, cofinanziato dalla regione Emilia Romagna nell’ambito del bando INFEA 2010, abbiamo pensato di montare  in un breve video alcune delle tante riprese effettuate nel corso della formazione e soprattutto durante le sei  settimane passate nel bosco con i bambini. Pochi minuti, con la speranza di riuscire a trasmettere il senso di questa esperienza che, a differenza di quanto è avvenuto ai finanziamenti regionali, non si è affatto conclusa; numerose sezioni di scuola dell’infanzia continuano a utilizzare  i boschi del Parco Villa Ghigi di Bologna, del Parco della Chiusa di Casalecchio e del Parco dell’Abbazia di Monteveglio come luoghi di elezione per riappropriarsi di un contatto il più possibile libero e autonomo con l’ambiente naturale. Magari, rispetto all’anno passato, l’esperienza  risulta meno continuativa (le sezioni tendono a fermarsi 3 giorni invece di 5), ed è proposta in modo meno strutturato (poche energie da investire in formazione, valutazione e documentazione),  ma è sempre vissuta con grande impegno ed entusiasmo nella convinzione che si va facendo una cosa giusta e anche necessaria

Speriamo che questo video aiuti a promuovere la possibilità per le scuole dell’infanzia di andare a fare scuola nella natura in un momento in cui diversi e importanti attori (Servizio Istruzione del Comune di Bologna, Facoltà di Scienze della Formazione dell ‘Università di Bologna, Multicentro per la Sostenibilità del Comune di Bologna coordinato dalla Fondazione Villa Ghigi)  si stanno impegnando per rilanciare questo progetto provando a rimuovere le principali difficoltà, economiche ed organizzative, che ora limitano fortemente la partecipazione delle scuole.

C’è bisogno di esempi

Forse c’è bisogno di esempi. E’ importante rendersi conto che nonostante le difficoltà, nei nostri nidi e nelle nostre scuole dell’infanzia molto si sta facendo per mantenere vivo il legame fondamentale che esiste ed è sempre esistito tra i bambini e la natura. Ecco quindi una piccola proposta: una mappa, da arricchire con il contributo di tutti gli interessati, che racconti attraverso immagini e brevi testi le strutture, gli arredi, i giochi e gli allestimenti “naturalistici” presenti negli spazi scolastici.

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Qualche pensiero sulla scuola nel bosco

Credo che una sorta di “scuola nel bosco” o comunque di “scuola all’aperto” oggi sia una necessità vera e propria, che sbaglieremmo a trascurare. Anche se “scomoda” e comunque rivoluzionaria del modo di fare scuola cui un po’ tutte siamo abituate per più ragioni. Non è che finora si sia sbagliato… è che secondo me ora i tempi hanno portato a nuove necessità, cui la scuola, come sempre, se attenta, dovrebbe rispondere. Almeno per quanto riguarda la “nostra età”, la scuola dell’infanzia.  Oggi le “attività” (mi si perdoni il termine) che normalmente vengono svolte a mio parere hanno un pochino perso quella caratteristica di assoluta incisività che hanno avuto per decenni. Sempre belle, sempre fondamentali, sempre utilissime e preparate e condotte in modo magistrale…ma… nei fatti i bambini oggi hanno tantissime occasioni di: sperimentare, fare, con materiali diversi, inglese, teatro, psicomotricità, manipolare, danza, cucina, laboratori in tutte le forme possibili e inimmaginabili, nuove tecniche e tecnologie, biblioteche, ecc…. anche al di là della scuola! Tutte cose che, se penso anche solo a me stessa, da piccola non hanno fatto parte della mia esperienza! E di cui giustamente la scuola si è fatta promotrice fino adesso. Al contrario… forse oggi si sono ribaltati i bisogni, ora forse tutti i bambini dovrebbero poter provare:

la sensazione dello spazio grande che ti circonda,

un sentiero o una strada da percorrere da soli con o senza una meta,

sdraiarsi nell’erba alta e ascoltare il ronzio degli insetti,

sentire sulla pelle lo scorrere delle nuvole nel cielo,

starsene ad occhi chiusi immersi nelle voci vicine e lontane,

aspettare il tramonto,

il fiatone e il “male alla milza” dopo una lunga corsa,

ruzzolare, inciampare e cadere,

la polvere mista al sangue sul ginocchio sbucciato,

la complicità con dei compagni “esploratori”,

il gioco “lontano” dagli occhi adulti,

l’odore dell’aria che rimane addosso e nei capelli,

la pipì che bagna le foglie e l’erba,

assaggiare un frutto appena staccato da un albero,

la sonnolenza col sole del primo pomeriggio che si sente fin nelle ossa,

la propria voce che si disperde e non trova muri su cui rimbalzare,

la sensazione fisica del rischio di perdersi, e la fiducia nei propri sensi che si acuiscono,

l’odore della pioggia che arriva o appena caduta,

il tuono che ti sorprende lungo la strada,

il vento che asciuga a poco a poco,

regolare il proprio passo a quello di un amico,

il piacere di tornare a casa dopo essere andati molto lontano… e via dicendo, e facendo..

Ecco, forse, io penso, di queste cose ora non proprio tanti “come una volta” ne fanno esperienza… Per cui, se si potesse, almeno un pochino… come scuola ci dovremmo pensare!!

Maestra Francesca  scuola dell’infanzia XVIII Aprile

Dopo la scuola nel bosco; storie di pozzanghere e serpenti

Noi della scuola dell’infanzia XVIII Aprile  lo scorso anno con i bambini di 5 anni abbiamo passato due settimane nel bosco del Parco Villa Ghigi; bene, come viviamo il “dopo” di un’esperienza così intensa e “carica”?
E’ un domandone, perché davvero gli stimoli ricevuti sono stati tantissimi… è un po’ come se fossero stati aperti e rivitalizzati canali di cui avevamo perso memoria..
Però pensavo… se provassi ad entrare “con occhio estraneo” dentro la mia scuola, la mia sezione, in un giorno qualsiasi… probabilmente non noterei un granché di diverso dal “vecchio solito”… tranne… un cesto in salone, vicino all’uscita del giardino, stipato di stivaletti infangati! .. ecco, questo penso sia il segno più tangibile della nostra eredità del Bosco!
Dei bambini dello scorso anno, con cui abbiamo vissuto l’esperienza, non ne è rimasto uno (tutti promossi alla primaria!) e, a parte alcuni fratellini e qualche amichetto cui era giunta voce (e i cui genitori sono arrivati carichi di forti aspettative) tutti gli altri (la quasi totalità) non avevano attese, pensieri, idee sul bosco; con loro abbiamo dovuto ripartire da zero, riparlare di giardino, del “fuori”, ecc..
Altro segno “affaticante”: l’abbattimento di alcuni alberi del nostro giardino, in particolare QUELLO che l’anno scorso usavamo per arrampicarci, che sembrava fatto apposta per salire e sedersi a cavallo tra due rami… che brutto vederlo tagliato a pezzi, senza nemmeno il tempo di salutarlo a dovere!
Insomma, le premesse a settembre non erano delle più colorate…
Però poi, fin dai primissimi giorni… nello stare coi bambini nel nostro grande giardino, non so… da subito mi son sembrati piuttosto… SELVATICI!
Questi 26 piccoli di tre anni si muovevano senza timore in questo grande spazio (davvero grande, privo della “barriera” di separazione tra nido e scuola dell’infanzia), affascinati da ciò che trovavano per terra, a cominciare dalle… noccioline! Una vera e propria caccia a questi piccoli frutti e che divertimento una volta che hanno capito che, pestandoli a dovere, liberavano un cuore gustosissimo da mangiare! (e nonostante mie malsane indicazioni tipo: usate una pietra per rompere il guscio!, mi hanno insegnato loro ad usare semplicemente i piedi).. E poi i rametti! Per alcuni sono stati fondamentali nel periodo dell’inserimento: quante raccolte dei bastoni più belli da ricercare per la mamma!… e poi utilissimi per “cucinare”, o disegnare sul fango;  sì perché mica erano spaventati dal terreno molle e appiccicoso, anzi! E anche gli stivaletti per i bambini sono fonte di grande gioia e soddisfazione, praticissimi da infilare, permettono il gioco all’aperto in diverse condizioni meteo!
.. Proprio piccoli selvatici! Ma, ho pensato, sarà il caso? .. E poi mi è venuto in mente che, forse, non erano diversi i bambini, ma…semplicemente..io. Perché li ho lasciati liberi di giocare nel e col giardino, dando loro fiducia e, soprattutto, non ostacolandoli con divieti sui quali, durante il “ciclo” precedente, mi son dovuta ricredere.
Riflettendo mi è venuto in mente di come  anche i “vecchi” tre anni i primi giorni erano affascinati da nocciole, rami, insetti, ecc… e di come fossero stati subito FRENATI: raccogli le nocciole, ma non le apri, il bastone non lo puoi tenere in mano, guai se ti appendi a un ramo, non giocare con la terra…e allora, certo che poi queste cose non le guardavano più! Era come essere in un negozio di caramelle ed avere il divieto di prenderle, allora tanto vale tapparsi occhi e naso…
Credo quindi che, soprattutto, di diverso ci sia proprio una prospettiva “mia”… che voglio tra l’altro difendere ora che ne ho un po’ di consapevolezza, che voglio coltivare e far fiorire!
Però, come nella maggior parte delle cose, anche nell’educazione al “selvatico” non sono solo rose e fiori e spesso il processo di crescita non si presenta esattamente lineare (soprattutto per gli adulti…o forse in particolare per me):
Allora…
Primo giorno di sole dopo un fine settimana di pioggia… cosa fa la “brava maestra” amica della natura? decide di portare i bimbi di tre anni fuori a giocare in giardino. Ormai è una consuetudine: stivaletti, giacca e via, fuori a giocare! poiché la maestra si ritiene anche previdente si raccomanda coi bambini: giochiamo e corriamo, cerchiamo però magari di non rotolarci nell’erba perché è tutta bagnata! bene, i bambini ascoltano e concordano appassionati. Siccome il tempo è poco, i bambini vengono lasciati correre fuori mentre a poco a poco gli ultimi finiscono di prepararsi. Dopo alcuni secondi uno dei bambini che erano già fuori rientra per raccontare alla maestra il gioco “nella pozzanghera” che alcuni stanno facendo.  La voce dell’infante tocca profondamente l’animo della maestrina selvatica nella cui mente riappare con chiarezza il gioco fatto la settimana precedente quando con i bambini si è divertita a camminare e saltare in una pozzanghera melmosa per poi lasciare impronte fangose. Urge dare un’occhiata: vicino alla capanna di legno c’è la più grande pozza d’acqua (oserei dire “oceanica”)  che in quattro anni di permanenza in quella scuola abbia mai visto… e alcuni dei bambini si stanno divertendo tantissimo a correrci in mezzo, diciamo pure che si stavano lavando!!!
Così la sottoscritta perde la bussola: richiama i bambini e prova pure a sgridarli, ma nel far uscire le prime sillabe si ricorda del gioco da lei stimolato e… cerca di non rovinare proprio tutto.. e si arrampica sugli specchi chiamando in causa “l’equipaggiamento” non adeguato (comunque i bambini sono stati proprio bravissimi, in effetti mica si rotolavano nell’erba!) e poi cerca un compromesso: si mette a “dirigere” il traffico, così da lasciare i bambini nella pozzanghera, ma senza esagerare!
Bene.. .. ..
dopo alcuni minuti Alessandro si avvicina alla maestra e comincia a dirle: Francesca, vieni a vedere un verme… e lei: sì Ale, arrivo… di nuovo: Francesca, vieni a vedere, c’è un verme!.. e la maestrina continua a rimandare…  d’altronde sta dirigendo il traffico!
Siccome però il bambino non demorde, con grande magnanimità l’adulta si appresta a seguirlo, preparandosi a “godere” alla vista dell’ennesimo lombricone semischiacciato e agonizzante … invece, dopo pochi passi Ale indica in alto, fra i rami del nocciolo… l’allarme della maestra si tramuta in terror panico nel vedere, tra i rami in alto del nocciolo “un robo” rosso avvolto in parte al ramo e in parte “moventesi” verso l’esterno!  a questo punto una parola le rimbalza nel cervello: “è un mamba!! è un mamba!!”
e così comincia a chiamare (urlare direi!!) a raccolta i bambini: “tutti dentro!!!! venite tutti dentro che facciamo un bel gioco!!!” parole accattivanti, ma qualche bambino la guarda notando decibel non consueti… poi la maestra scheggia dentro chiamando a gran voce la dada Stefania che si precipita allarmatissima pensando si trattasse di incidente gravissimo… Francesca esce e vede Alessandro che invece di essere dentro a togliersi gli stivaletti è tornato fuori e ha portato un amico sotto l’albero incriminato… , panico…  comincia a richiamarlo a gran voce, prova a vincere  il suo terrore puro per ciò che striscia e esce in giardino per andare a salvarlo, a prenderlo per metterlo al riparo…  accidenti ai bolognesi pazzi duri che allevano serpenti, accidenti al giardino, mai più, altro che bosco.. cemento e sezione, mai più!!!! e, mentre Stefania esce con cestino e bastone, lei la segue un po’ distante e, mentre la vede all’opera, prega e chiede al Signore perché le ha fatto una cosa così… a lei che sempre lo ringrazia per non aver mai avuto a che fare coi serpenti.. ed ora invece… proprio lì, coi bimbi, a scuola…
Poi Stefania la chiama, e sta ridendo… la povera maestrina si avvicina al cestino…il coso orribile è un giocattolo!!! a mo’ di serpente, ma un giocattolo!!!
Ciliegina: Francesca si ricorda di un pomeriggio post terremoto di giugno.. la maestra Marta aveva portato fuori un cesto con degli animali di gomma..e il serpente era stato lanciato fra i rami… un bambino aveva avvertito proprio Francesca, che era andata a vedere, ma tra le foglie rigogliose di giugno, era risultato impossibile ritrovare il serpentello…e Francesca, che è molto spiritosa, aveva pensato sorridendo che, una volta che fosse caduto giù, qualcuno (magari le colleghe del nido) avrebbe preso proprio un bello spavento!!!
che scorpacciata di insegnamenti!!!!
Maestra Francesca, scuola dell’infanzia XVIII Aprile

Il nostro fiume e il nostro lago

C’è il rischio di andare fuori tema (niente bosco per questa volta) ma mi sembrava interessante offrire un ulteriore spunto di riflessione; dopo l’attenzione rivolta ad un giardino per molti versi eccezionale (quello della scuola dell’infanzia Salvator Allende di Reggio Emilia) può valere la pena ragionare sull’eccezionalità di fare cose normali in ambienti consueti.

Anno nuovo, è tempo di cambiamenti. Si è concluso a Casalecchio un progetto più che ventennale di educazione ambientale e nell’ordinare il tanto materiale accumulato nel corso dell’esperienza è saltato fuori un quadernone, regalo di una maestra al termine di un corso di formazione teso a valorizzare l’utilizzo educativo degli spazi verdi delle scuole .

Anno scolastico 1997-98; classe IC.  Il nostro fiume e il nostro lago

Poche pagine nel maiuscolo un po’ incerto da fine prima elementare, qualche disegno, alcune fotografie e un testo dell’insegnante  che fa il punto sull’attività svolta in giardino con la sua classe negli ultimi due anni.

Scrive la maestra. “…. il lavoro sugli insetti  è stato organizzato secondo questa metodologia: scoperta guidata o più spesso spontanea della presenza di un determinato animaletto in una certa zona, ricerca della presenza del medesimo anche in altre zone, scoperta di una stretta relazione tra animale e habitat; i bambini sapevano dove cercare le coccinelle e dove le formiche e hanno imparato a servirsi degli elementi stessi della natura, opportunamente trasformati per risolvere le loro necessità (mezzi per ottenere acqua o umidità, uso vario dei bastoncini, piante profumate per pulirsi le mani dopo i lavori….). La familiarità raggiunta da quasi tutti i bambini con animaletti dapprima giudicati repellenti è stata notevole. Hanno anche imparato a suscitare le scoperte per esempio creando zone del giardino protette da una pietra sotto cui presto si concentra la vita. Il mio ruolo in tutto ciò? Anzitutto una funzione di interessamento nei confronti dei loro giochi e delle loro scoperte, specie durante le ricreazioni. Solo in classe le lezioni assumevano un aspetto più tradizionale mentre il grosso del lavoro si è svolto in giardino ed è stato frutto di spontaneo interesse, nel rispetto anche della loro curiosità e dei loro tempi. Ad esempio in prima hanno lavorato alla costruzione (abusiva) di un piccolo fiume sfociante in un laghetto. L’esperienza è rimasta loro nel cuore perché legata all’aspetto ludico del manipolare terra e acqua e dell’inventare soluzioni atte a risolvere i problemi via via nascenti come il rinforzo degli argini…..”

E proprio alla realizzazione del fiume e del lago si riferisce il quaderno; oggi, molto più che 15 anni fa, penso meriti una lettura particolarmente attenta. Poche frasi ma estremamente dense: dentro ci si può trovare il problem solving e il cooperative learning, l’approccio esperienziale, l’idea della partecipazione, l’importanza del prendersi cura, il metodo scientifico, il mettere in gioco competenze plurime e integrate, il sapersela cavare a partire da quanto offre l’ambiente  oltre a rimandi anche raffinati a svariate discipline come pedologia, idraulica, fisica, gestione del territorio, ecologia…

Soprattutto si legge con grande immediatezza il piacere che nasce dal fare una cosa interessante,  importante e impegnativa; proprio come un gioco.

Spunto operativo. Nel giardino della scuola (sicuramente dell’infanzia probabilmente anche primaria) non dovrebbe mancare un’area per lo scavo e una fonte di acqua.

Avere il cuore di fuori

Alcune settimane fa è venuto a trovarci al Parco Villa Ghigi Stefano Sturloni, atelierista della scuola comunale dell’infanzia Salvator Allende di Reggio Emilia. Ci ha lasciato un libro prezioso: bellissime fotografie, disegni affascinanti, un testo evocativo, appassionato e mai banale. C’è il racconto di un luogo, il giardino della scuola dell’infanzia Salvator Allende e di una esperienza che da almeno 15 anni coinvolge centinaia di bambini, le loro famiglie e i loro insegnanti ed educatori.

Il libro si legge in un fiato e alla fine sorge spontanea una esclamazione piena di speranza e di meraviglia (allora si può!) e insieme anche una domanda (allora si può?).

Si può avere nel  giardino di una scuola dell’infanzia comunale uno stagno,  una torre per l’arrampicata, arbusti e siepi per nascondersi, funi per una palestra arborea, paperi, conigli e tartarughe che passeggiano nel prato? evidentemente si può. E si può fare in modo che tutto ciò ( e molto altro ancora) diventi una risorsa impareggiabile di insegnamenti ed esperienze.

Come si può ci piacerebbe chiederlo a Stefano

I diritti naturali di bimbe e bimbi

21 novembre, giornata internazionale dei diritti dell’infanzia. Un’occasione per ricordare Gianfranco Zavalloni, maestro, dirigente scolastico, ambientalista, animatore del Centro per le Tecnologie Appropriate di Cesena che tanto ha fatto e scritto per ricordare e ribadire la necessità di un rapporto autonomo, curioso, partecipe tra i bambini e la natura.  Sono proprio i suoi “diritti naturali di bimbe e bimbi” la traccia attorno a cui si organizza la piccola e bella mostra curata dal quartiere Savena di Bologna e dalla maestra Francesca Napoletano che, guidata dalle parole dei genitori,  torna a ragionare sull’esperienza della scuola del bosco vissuta con i suoi bambini delle Ferrari al Parco Villa Ghigi.

Per visitare la mostra:

1. Diritto all’ozio

2. Diritto a sporcarsi

3. Diritto agli odori

4. Diritto al dialogo

5. Diritto all’uso delle mani

6. Diritto a un buon inizio

7. Diritto alla strada

8. Diritto al selvaggio

9. Diritto al silenzio

10. Diritto alle sfumature

21 cose da fare prima dei 5 anni e ¾

Rubo dal bel sito Attraverso Giardini di Paolo Tasini questo interessante articolo.

Sui bambini, sul loro rapporto con la natura, è uscita la notizia di questa bella iniziativa della fondazione britannica National Trust «50 cose da fare prima degli 11 e ¾» . Una’altra prestigiosa voce che si aggiunge al coro di chi è preoccupato per la qualità della vita delle giovani generazioni. Personalmente penso che la partita si giochi per buona parte sulle abitudini e convinzioni di noi adulti.

Vengo all’elenco degli inglesissimi National Trust:

1. Arrampicarsi su un albero

2. Rotolare giù da una grande collina

3. Accamparsi all’aperto

4. Costruire un rifugio

5. Far rimbalzare i sassi sull’acqua

6. Correre sotto la pioggia

7. Far volare un aquilone

8. Pescare con il retino

9. Mangiare una mela appena colta dall’albero

10. Giocare a conker, un gioco tradizionale inglese in cui un partecipante munito di una castagna attaccata a uno spago cerca di staccare dal filo o far cadere la castagna dell’avversario

11. Lanciare palle di neve

12. Partecipare a una caccia al tesoro sulla spiaggia

13. Fare una torta di fango

14. Costruire una diga su un ruscello

15. Andare sullo slittino

16. Seppellire qualcuno sotto la sabbia

17. Organizzare una gara di lumache

18. Stare in equilibrio su un albero caduto

19. Dondolarsi da una corda

20. Giocare a scivolare nel fango

21. Mangiare more raccolte dai rovi

22. Guardare dentro un albero

23. Esplorare un’isola

24. Correre a braccia aperte facendo l’aeroplano

25. Fischiare usando un filo d’erba

26. Andare in cerca di fossili e ossa

27. Guardare l’alba

28. Scalare un’enorme collina

29. Visitare una cascata

30. Dar da mangiare a un uccello dalla mano

31. Andare a caccia di insetti

32. Cercare uova di rana

33. Catturare una farfalla con il retino

34. Inseguire animali selvatici

35. Scoprire cosa c’è in uno stagno

36. Richiamare un gufo imitando il suo verso

37. Osservare le strane creature tra le rocce di un lago

38. Allevare una farfalla

39. Dare la caccia a un granchio

40. Fare una passeggiata nel bosco di notte

41. Piantare qualcosa, coltivarla e mangiarla

42. Nuotare in mare, in un fiume, insomma, non in piscina

43. Fare rafting

44. Accendere un fuoco senza fiammiferi

45. Trovare la strada servendosi solo di mappa e bussola

46. Arrampicarsi sui massi

47. Cucinare in campeggio

48. Fare discesa in corda doppia

49. Giocare a geocaching, una caccia al tesoro con il GPS

50. Andare in canoa su un fiume

50 cose da fare prima dei 12 anni (secondo il National Trust) « Attraverso Giardini.

Con ancora negli occhi le settimane nel bosco  provo a raccogliere la sfida e ad elencare con l’aiuto delle fotografie scattate dalla maestra Francesca e dalle “osservatrici” Cecilia e Lena della facoltà di Scienze della Formazione di Bologna le 21 cose  fatte prima dei 6 anni a Villa Ghigi dai bambini della scuola Ferrari. Un auspicio a ripetere un’esperienza bella ed importante.

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