Soluzioni naturali per il gioco

Con molto piacere riceviamo e pubblichiamo un contributo di Alberto Rabitti, ingegnere, atelierista, progettista e realizzatore di giardini naturali in nidi e scuole dell’infanzia.

“Il passato resta lì perché noi lo riscopriamo e lo rivalutiamo”

Sempre il maestro Gianfranco Zavalloni diceva “[…] Quando, in questi ultimi tempi, mi sono ritrovato a riflettere e a discutere sul problema dei diritti dei bimbi e delle bimbe, ho cercato, prima di tutto, di mettermi nei loro panni. Credo sia indispensabile fare un’operazione di memoria, ripensare, cioè al tempo della nostra infanzia. […] Per poter riuscire in questo, è bene farsi poche, ma precise, domande. Cosa amavamo fare? Dove ci piaceva giocare? Quali erano i nostri giochi e giocattoli preferiti?”

Per le generazioni più giovani, che meno hanno vissuto esperienze infantili vicine a luoghi naturali, posso – per esperienza personale – consigliare come sia importante non perdere l’occasione di ascoltare i racconti di chi ne ha avuto possibilità quotidiane, dai genitori reticenti o meno al racconto, ai nonni, a conoscenti … Sono spesso racconti divertenti quanto ricchi di quel ‘sapersela cavare nel gioco così come nella vita’ ancora capaci di insegnarci e di stimolare il nostro impegno educativo.

“Vedere un Mondo in un grano di sabbia e un cielo in un fiore selvaggio, tenere l’Infinito nel palmo della mano, l’Eternità in un’ora”  William Blake

Se un carattere essenziale di ogni ambiente educativo è la capacità di suscitare relazioni, in tutto questo  i luoghi di ‘vera natura’ sono luoghi privilegiati. La ricchezza e l’indeterminazione delle esperienze possibili in un ambiente dove sono disponibili “materiali liberi”, carico di cambiamenti quotidiani e stagionali (i colori delle foglie, la luminosità, l’umidità dei materiali, le crepe nella terra, i piccoli esseri viventi e le loro tane) costituisce lo stimolo per valorizzare la spontaneità  del giardino, della natura e di soluzioni creative. Le attività ludiche spontanee sono tanto più numerose e inconsuete quanto più ricca di elementi di stimolo è lo spazio. Non è certamente necessario che tutte le strutture di gioco da esterno siano demonizzate a priori per questi motivi, bensì prender coscienza che non sono sufficienti rispetto alle curiosità e alle capacità dei bambini, fin dall’età del Nido e rispetto la qualità educativa a cui aspiriamo. Durante gli orari di sfogo in giardini classici, ci sono alte percentuali di bambini che sfruttano gli spazi intermedi (corridoi, scale, panchine, staccionate, sassi, alberi, cespugli) facendoli diventare luoghi di gioco o ricerca e l’uso delle strutture avviene sempre ad intermittenza. Quello che chiamiamo tempo libero, oggi è spesso pre-organizzato e regolato da un adulto che fa da animatore, arbitro ecc. Anche in giardino occorre fin da subito pensare degli spazi che sostengano le capacità di auto-organizzarsi il gioco da parte dei bambini: creare piccoli boschetti, conservare i rami più bassi alle piante, aiutare la creazione di capanne, studiare dislivelli alti del terreno… sono tutte soluzioni che vanno in questa direzione.

“Prima o poi, dovrò pur dire al mondo che sono alla ricerca dell’infanzia del mondo”  Tonino Guerra.

Non serve certamente moltiplicare le attrezzature del giardino, pensandole separatamente rivolte ad un linguaggio o ad una capacità sensoriale (udito, tatto, vista, olfatto…) del bambino ma creare luoghi che fin dal suo pensiero iniziale abbiano forte l’idea del bambino come un tutto che dialoga costantemente con ogni ambiente con tutto sé stesso.

ALCUNE STRADE POSSIBILI

“[…] e che guarda con stupore ammirato a quel valore fondamentale che è la biodiversità cercando di farne un suo tratto caratteristico e di trarne ispirazione nella consapevolezza che la pluralità qualifica l’incontro”   S. Sturloni

Non esistono giardini uguali ad altri, ognuno deve essere frutto di un progetto unico, per le condizioni dell’area, le abitudini della scuola, i sogni del personale, la fantasia del gruppo di lavoro, le possibilità manutentive…  Resta comunque essenziale pensare come sia importante diffondere e tutelare la biodiversità nella nostra società e ogni giardino scolastico, potrebbe diventare un’oasi, uno strumento per moltiplicare gli incontri e le occasioni di conoscenza di adulti e bambini.  Piante da frutto locali, orti con sementi a rischio di estinzione, piante scelte per diventare negli anni vita intriganti situazioni di gioco sono tutti significati educativi e ludici di cui si possono caricare le nostre scelte.  Sfruttare associazioni vegetali che giocano con le altezze dei bambini, che descrivono spazi di colori, forme, odori, qualità e storie per creare tante piccole officine del giardino è fondamentale. Scegliere le piante più intriganti per i bambini, per le loro capacità motorie, le abilità a inventare narrazioni, le possibilità di raccogliere da soli i frutti o di crearsi rifugi…  Occorre generare un paesaggio di materiali disponibili al gioco dei bambini e accompagnarli nelle ricerche attorno ad essi. A questo scopo si possono allestire spazi con architetture naturali (…) una semplice alternative possibile a materiali molto diffusi entro le scuole (vernici, colle, materiali plastici spesso tossici) che hanno una scarsa naturalezza tattile ed a strutture che, a fine ciclo di vita, diventeranno inevitabilmente rifiuti non essendo fatti di materiali che possano ritornare alla natura.   

“La civiltà, che porta ad aumentare il distacco dalla natura, ha generato diffidenza verso tutto ciò che è apparentemente semplice e naturale, dando invece importanza ai dispositivi complessi, prodotti e controllati dall’uomo”.   G.V.Cappelletto

Con le piante possiamo creare tunnel, capanne dalle infinite forme e arredare spazi creativi, dallo spirito selvatico e infantile: salici, noccioli e altre essenze, come ci insegnano i boschi, sanno adattarsi a queste forme che negli anni possiamo cambiare secondo le nostre fantasie o dovremo stravolgere in altre per bisogno delle piante stesse.  Con la terra non è solo bello vedere giocare i bambini (creiamo spazi confinati fatti di terre diverse) , ma possiamo creare anche noi adulti colline dalle forme più diverse arrivando agevolmente a moltiplicare gli spazi, creando luoghi nascosti, percorsi, dislivelli, pendenze sfruttabili per semplici quanti intriganti opere (tronchi scolpiti a scala, corde per arrampicarsi, percorsi per rivoli d’acqua, gradini fatti con materiali di recupero, ponticelli, barriere per difendere fortini di canne…) Con la terra cruda possiamo creare piccole strutture per i bambini, trattate per resistere anni: (igloo di terra, forni per cuocere pietanze più o meno improvvisate, piste per le biglie…). Tronchi di castagno, robinia o rovere, se le fasi di lavorazione vengono rispettate a regola d’arte, sono ancora materiali da impiegare per creare semplici quanto intriganti contesti di gioco.   L’orto è luogo privilegiato di incontro e concertazione sul divenire che è nella natura. E’ luogo del fare, dove intraprendere esperienze con le mani sporche bambini e insegnanti. Luogo dove tutti i linguaggi possono essere interrogati. Luoghi dove poter andare con un ‘gruppetto di bimbi e di attrezzi’ anche solo per vedere cosa succede, per stare vicino alla vita, di un fiore, un erbaccia, un pomodoro, un insetto, una radice che non ce la fa. Per fortuna la natura è ancora luogo dove i bambini possono incontrare il senso del limite dell’uomo e della vita, incontrare anche la sofferenza e la morte. “Lo aveva ben compreso Il Candido di Voltaire quando ribatteva all’ottimismo del suo compagno Pangloss con quel famoso  “ma intanto bisogna coltivare il giardino”.  Chi ormai più si china a toccare le erbe se non i bambini più piccoli? E tutte quelle differenze che possono esserci tra le erbe non sono allora un patrimonio da preservare e studiare? Da lasciare sopravvivere allo sfalcio quando ci sembra interessante, occasione per creare percorsi motori o raccolte ricche di curiosità impreviste e imprevedibili.

“Imparare è un avventura il cui incanto sta proprio nella scoperta dell’improbabile e del nuovo”  Karl Popper

I punti di vista che si creano lasciando sfogare un giardino fatto di tanti luoghi progettati, si possono moltiplicare enormemente agli occhi di un bambino. L’improbabile e improgrammabile, che la natura ci chiede serenamente di mettere in conto, diventano risorse da aspettare e ricercare.

Articolo tratto da “Esperienze Naturali di Gioco” edito da Coop.Soc.Coopselios – RE, per concessione dell’autore dell’articolo A. Rabitti

 

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