I bambini e la scienza

Nel percorso formativo che da alcuni anni proponiamo al personale dei nidi e delle scuole dell’infanzia chiediamo alle partecipanti di andare spesso in giardino con i bambini e di dedicare un po’ di tempo ad osservare le loro attività spontanee all’aperto e a descriverle attraverso un’apposita scheda di osservazione. Abbiamo già raccolto oltre un migliaio di schede osservative, più o meno approfondite e ricche, che spesso invitano a riflettere sulle relazioni che esistono tra il gioco, la natura e i diversi apprendimenti che il contesto del giardino è in grado di sollecitare nei bambini.
A questo scopo abbiamo deciso di pubblicare integralmente le tre schede di osservazione prodotte dalla maestra Claudia della scuola dell’infanzia Il Trenino di Bologna che esplorano l’approccio scientifico che i bambini, anche molto piccoli, sono in grado di utilizzare quando si rapportano in autonomia ad alcuni fenomeni fisici o naturali.
Per approfondire, in appendice alle schede di osservazione, è possibile scaricare l’interessante articolo “Imparare sperimentando” apparso in Psicologia dell’Educazione del settembre 2011 a cura di Enrica Giordano professore associato di didattica della fisica presso l’Università di Milano Bicocca.

Prima osservazione

è stata svolta il 12 dicembre 2016 dalle 10,30 alle 11; sono stati osservati 6/7 bambini di età compresa tra i 4 e i 5 anni

Descrizione del contesto e dei materiali

Giardino della scuola in cui sono a disposizione dei bambini vari attrezzi, contenitori con materiali naturali divisi per tipologia e carriole; non viene strutturato niente di diverso rispetto all’allestimento consueto, se non invitare i bambini a non utilizzare né tricicli né monopattini; si decide di osservare le diverse iniziative spontanee.

Descrizione delle attività dei bambini

I bambini, inizialmente un numero maggiore rispetto a quelli la cui attività viene descritta, incominciano a giocare con le foglie che sono a terra e che formano ormai un tappeto abbastanza spesso; inizialmente l’approccio è un po’ movimentato apparentemente senza un progetto, poi alcuni abbandonano questa attività; i restanti incominciano ad organizzarsi, decidono di costruire montagne con le foglie, inizialmente si crea un clima di collaborazione in cui si condivide l’obiettivo, descrivono quello che stanno facendo, dandosi consigli reciproci per il raggiungimento dell’obiettivo; inizialmente appaiono concentrati poi subentra un po’ di delusione in quanto i mucchi creati non raggiungono mai la consistenza desiderata; ad uno di loro viene in mente di utilizzare i grandi rastrelli usati in una attività strutturata precedente; la proposta viene accettata con entusiasmo e tutto il gruppo va a prendere i rastrelli disponibili, si crea un po’ di contrasto in quanto uno di loro resta senza l’attrezzo che hanno i compagni; l’adulto suggerisce di fare a turno, ma si perde un po’ il clima di collaborazione iniziale e l’attività sta per esaurirsi. Alcuni (2 di loro) si allontanano; quelli rimasti continuano nel percorso evolvendosi dal proposito iniziale; sorge l’idea condivisa subito da tutti i rimanenti di prendere le carriole e riempirle con le foglie ammucchiate per trasportarle in uno spazio del giardino a forma di stretto corridoio; con grande entusiasmo vengono fatti più viaggi e trasportati tutti i mucchi fatti in precedenza, si uniscono all’iniziativa anche i 2 bambini che in un primo momento avevano lasciato il gruppo; riescono ad accordarsi su chi riempie e chi trasporta; infine lo spazio scelto viene completamente riempito con uno strato di foglie consistente; i bambini si stendono rotolando in mezzo ad esse, ricoprendosi con le foglie, dimostrando grande soddisfazione, poi coprendosi a vicenda, si condivide una euforia crescente il gioco culmina poi con i bambini tutti in piedi che lanciano le foglie verso l’alto, aspettando la loro caduta; arrivati a questo punto l’eccitazione è molto alta; l’adulto interviene condividendo con loro il gioco e portandolo alla conclusione.

Considerazioni a caldo

Inizialmente la collaborazione si è persa in quanto troppo il divario numerico tra chi non aveva il rastrello e chi lo aveva il che ha demotivato parte del gruppo; il clima si è ristabilito nel momento in cui ognuno ha trovato un ruolo definito nella realizzazione del progetto.
I bambini hanno cercato e trovato un luogo contenuto che in cui le foglie raccolte potevano dare loro maggior soddisfazione e creare maggiore occasione di gioco.
Il gioco si è sviluppato spontaneamente mettendo in fila le idee e i pensieri della maggior parte dei bambini coinvolti; il motivo iniziale è stato “raccolto” dall’ambiente (le foglie) ma sono stati utili gli strumenti a loro disposizione che hanno fatto da ponte e connessione per le loro idee.

Riflessioni a mente fredda

La scelta iniziale di invitare i bambini a non utilizzare né tricicli né monopattini ha favorito l’elaborazione delle idee; i mezzi di locomozione se pur importanti in quanto dal punto di vista motorio esercitano la capacità di coordinamento, inducono percorsi di gioco piuttosto ripetitivi; l’attività ludica praticata diventa dopo un po’ abbastanza sterile e soprattutto induce i bambini alla competizione più che alla collaborazione. Il gioco difficilmente trova sbocchi creativi e potenzialmente ricchi di ulteriori sviluppi.

 

Seconda osservazione

In realtà si tratta di due osservazioni correlate che sono state svolte il 6 e l’8 febbraio 2016 dalle 10,30 alle 11; nella prima sono stati osservati 6 bambini, nella seconda 2/3 bambini di età compresa, in entrambi i casi, tra i 4 e i 5 anni

Descrizione del contesto e dei materiali

Giardino della scuola, sotto al portico, abbastanza ampio e pavimentato che precede lo spazio con tappeto erboso, al momento abbastanza scoperto e fangoso; qui sono a disposizione dei bambini vari attrezzi, contenitori con materiali naturali divisi per tipologia e carriole; si decide di proporre ai bambini uno stimolo iniziale, interagendo con il gruppo di bambini che solitamente predilige il gioco, spesso a carattere competitivo, della corsa dei tricicli e monopattini.
La descrizione in realtà si compone di due osservazioni poiché si riferisce a due momenti legati tra loro che hanno come protagonisti gli stessi due gruppi osservati in due giorni successivi; mi sembrava importante descrivere l’ evoluzione del percorso.

Descrizione delle attività dei bambini

Primo giorno

I bambini hanno iniziato a giocare con le assi di legno (vecchie persiane) utilizzandole in un primo momento come base per percorsi di equilibrio, articolati e a più direzioni. Due di essi in collaborazione decidono di mettere una delle asse obliqua utilizzando un pezzo di legno come sostegno su una delle due estremità in modo da creare un saliscendi, osservo il gioco e dopo un po’ di “utilizzo”, intervengo facendo rotolare sul piano inclinato una rotella di legno (sezioni circolari di tronco); l’idea viene notata subito e adottata dai più attenti che vogliono immediatamente sperimentarla e corrono con entusiasmo a prendere una rotella “personale”, facendo a turno scorrere la rotella sulla pendenza, uno alla volta e osservando con curiosità il movimento dell’oggetto, l’atteggiamento per ora è ancora osservativo e di approccio alla nuova pratica; dopo poco tempo si aggiungono altri tre bambini, incuriositi dal gruppo iniziale, manifestando la voglia di sperimentare; chiedono ai compagni di farli provare richiedendo anche la concessione della rotella; si crea subito un po’ di contrasto; faccio notare che ne esistono altre e chi vuole provare può farlo andando a prenderne dal contenitore, invito poi il gruppo neo aggiunto a crearsi un’altra rampa di lancio. La proposta interrompe il contrasto; per un certo periodo di tempo sembrano godere del gioco appena scoperto (in un primo momento non si soffermano sulla scelta della forma e della grandezza della rotella); poi ad uno di essi viene l’idea di inclinare maggiormente il piano alzando il piedistallo e aggiungendo altri sostegni di legno; purtroppo i sostegni impilati hanno poca resistenza e troppo spesso l’asse cade e questo spegne un po’ l’entusiasmo iniziale; intervengo in silenzio appoggiando l’asse al tavolo di legno, presente a lato del portico, utile allo scopo, il gioco riprende con soddisfazione, in breve tempo e spontaneamente i bambini coinvolti decidono di fare partire le rotelle contemporaneamente per vedere quali arrivano più lontano; nonostante questo metta in circolo un po’ di competizione riescono comunque ugualmente a mantenere serenità e a godere dell’esperienza, seguendo e commentando in continuazione l’esito dei lanci, esultando con entusiasmo e facendosi a vicenda i complimenti; si danno consigli reciproci su come lanciare per aumentare l’efficacia del lancio e ciascuno lascia ai compagni lo spazio per lanciare, accordandosi sui turni senza manifestare contrasti. Il gioco cambia ancora si cerca di prevedere la direzione della rotella nel momento del lancio per colpire un piccolo cubo di legno messo ai piedi della rampa di lancio, essendo l’ostacolo piccolo le rotelle più grandi riescono a superarlo, deviando di direzione e questo diverte ed interessa i più, quindi dopo essersi confrontati sulla causa alcuni di loro decidono di cambiare la dimensione della rotella andando a cercarne altre nel contenitore. Il gioco continua in questa direzione, senza perdere di interesse, condiviso da tutti i bambini che l’hanno iniziato.
Contemporaneamente un piccolo gruppo di due bambini osservando le caratteristiche del gioco da lontano decide di riproporlo in una forma differente dall’altra parte del portico, utilizzando come base per inclinare il piano una pila di tre copertoni su cui appoggiano l’asse di legno, inizialmente solo una; costruiscono ai lati della ipotetica traiettoria di discesa una sorta di muro di delimitazione, dandosi continuamente consigli e idee reciproche, fatto di pezzi di legno di varia forma e iniziano a fare scivolare la rotella con l’intento di mantenersi entro i bordi costruiti e di far sì che non tocchi le costruzioni laterali. Si divertono a ripetere l’esperimento a volte riescono a volte no e le costruzioni laterali si disfano, ma il rifarle è la parte divertente del gioco; non si lasciano scoraggiare, anzi la dinamica genera in loro divertimento e soddisfazione, in quanto ogni volta che ricostruiscono ne variano la forma e la dimensione.
Il gioco poi evolve eliminando le costruzioni laterali e sovrapponendo ad una prima rampa una seconda rampa messa sfasata rispetto alla prima (come petali di un fiore, che ha come parte centrale la pila di copertoni) in modo da creare un piccolo gradino nel percorso di rotolamento ed una doppia direzione, alla fine di una di esse mettono un copertone. Il gioco ora prosegue cercando di prevedere la direzione che la ruota di legno prenderà (provando a cambiare anche la posizione reciproca delle tavole di legno) ed esultando quando prende la direzione che la porta a finire dentro al copertone finale; si unisce al gioco una bambina che senza resistenze viene accettata e coinvolta; insieme comprendono che la posizione di partenza iniziale della ruota (spostata più a sinistra o a destra) è determinante per la direzione presa. Tutti passaggi vengono elaborati da idee reciproche che si autoalimentano e guidano tutto il percorso; i bambini in ogni momento condividono e si raccontano le azioni svolte e spontaneamente manifestano entusiasmo ed esultanza complice, senza mai generare con il loro operato contrasti reciproci.

Secondo giorno

I due gruppi si ricostruiscono spontaneamente, lascio evolvere il gioco che in autonomia entrambi i gruppi cercano di ricostruire con la stessa dinamica della giornata precedente; intervengo mostrando la possibilità di utilizzare una ruota differente (materiale di riciclo industriale, di plastica con una parte centrale metallica); la proposta genera curiosità nel primo gruppo, quello più numeroso che la sperimenta subito; dopo poche prove con lanci misti (rotella legno, rotella plastica/metallo), tutti si rendono conto che il nuovo strumento va più velocemente, ancora non hanno realizzato che in aggiunta il suo movimento, sul pavimento del portico può continuare per molto tempo, fino a che il pavimento erboso che genera maggiore attrito la ferma (in questo momento la rampa di lancio è prossima allo strato erboso).Questo fa sì che tutti i componenti del gruppo vogliano il nuovo tipo di rotella, quando si rendono conto che non ce ne sono a sufficienza per tutti, si dimostrano un po’ delusi, ma l’entusiasmo per questa pratica è elevato e accettano comunque di fare dei turni e spontaneamente si accordano per questo ( viene contenuto dal gruppo l’unico che non sta alle regole scelte per la turnazione); i bambini che non hanno la rotella collaborano verificando chi è arrivato prima oppure si mettono a gambe divaricate facendo da ponte al passaggio della ruota, trovano comunque un ruolo nel gioco di gruppo; lo spazio di gioco è spesso “disturbato” dalla presenza degli altri bambini che stanno svolgendo altre attività, e questo crea un po’ di discontinuità; un bambino propone agli altri di spostare la rampa in un’altra posizione, proposta accettata con entusiasmo da tutti, e così ci si organizza per trasportare i materiali nel posto scelto: la rampa viene appoggiata al cancellino presente nella recinzione del giardino parte finale di un corridoio, sempre lastricato che fa parte del portico esterno e che si viene a creare tra i muri esterni della sezione e la rete di recinzione del giardino; la scelta si rivela ottima; il gioco può continuare indisturbato, i più attenti si rendono conto che essendo lo spazio di corsa prima del tappeto erboso maggiore la ruota continua la sua corsa per molto più tempo e questo è molto gradito; in linea di massima vengono rispettati i turni e c’è soddisfazione da parte di tutti i partecipanti.
La proposta della ruota più pesante viene fatta anche al secondo gruppo che oggi è composto dai due bambini iniziali ( la bambina aggiunta in seguito sta giocando con altri compagni), ma dopo poche prove ritornano a preferire quella di legno; dopo aver ricreato le rampe di lancio multiple decidono di costruire tutto attorno una sorta di labirinto con ostacoli sviluppati in altezza, creati con assi e cubi di legno in equilibrio attorno ai quali la rotella lanciata avrebbe dovuto passare, che hanno chiamato “i radar”. L’entusiasmo è grande e ad ogni nuova idea cresce sempre di più per la soddisfazione massima del risultato che sembra creare i presupposti per nuove idee di costruzione.

Considerazioni a caldo

Il ballo delle idee: l’idea iniziale della “gara di velocità” proposta da uno di essi, non ha portato la competizione a generare contrasti e si è naturalmente evoluta attraverso il circolo delle idee; ogni proposta suggerita da uno dei componenti del gruppo è andata a co-costruire il percorso di gioco successivo, creando nuovi ed interessanti risvolti.
Logiche deduzioni a carattere scientifico hanno prodotto nuova conoscenza e nuova curiosità: modificando le variabili, che cosa succede e perché succede: si identificano le cause e gli effetti (rotella più grande e rotella più piccola, rotella più pesante, rotella più leggera, diversa natura del substrato su cui la ruota rotola, pavimento portico o tappeto erboso, diversa inclinazione del piano).
Cambiamenti nella tipologia del gioco partendo da approcci differenti prima ci si concentra sulla velocità, poi si passa alla ricerca più accurata della direzione del lancio più meditativa che necessita di una diverso approccio e di un diverso atteggiamento logico.
Le diverse scelte operate dai due gruppi ricalcano la tipologia di gioco che gli stessi bambini mettono in atto all’interno, uno più volto alla collaborazione nel costruire e nell’elaborare percorsi comuni; l’altro più volto al risultato dei singoli, molto più istintivo e agito, dove le azioni si evolvono in fretta una dopo l’altra, creando situazioni sempre nuove meno volte all’indagine e alla comprensione del fenomeno.
Anche in questo caso come nell’osservazione precedente il coinvolgimento nel gioco, l’entusiasmo spontaneo che conduce la creatività e la creazione di ruoli funzionali ad esso riduce la genesi di contrasti anche nel caso di gruppi in cui solitamente lo spirito di competizione prevale

Riflessioni a mente fredda

Da cosa nasce cosa; l’evoluzione progressiva del percorso di gioco supportata da piccoli e silenti interventi dell’adulto ha dato modo ai diversi gruppi di seguire le diverse inclinazioni e ai bambini di creare contesti di gioco articolati e diversificati in continua evoluzione. I brevi interventi dell’adulto sono serviti solo da ulteriore trampolino di lancio per nuove e creative elaborazioni personali e di gruppo.

 

Terza osservazione

è stata svolta il 22 febbraio 2016 dalle 10,30 alle 11; sono stati osservati 3 bambini di 5 anni

Descrizione del contesto e dei materiali

Giardino della scuola, dove sono a disposizione dei bambini vari attrezzi, contenitori con materiali naturali divisi per tipologia, assi di legno di varia lunghezza e copertoni; non viene strutturato niente di diverso rispetto all’allestimento consueto; i bambini si organizzano in diverse attività spontanee di “costruzione”.

Descrizione delle attività dei bambini

Un gruppo di tre bambini solitamente non accomunati dalle stesse scelte di percorso ludico. Inizialmente il gioco consiste nel trovare insieme l’equilibrio stazionario, posizionando oggetti di varia natura uno sull’altro (un copertone posto verticalmente, un piccolo asse di legno, una rotella di legno in posizione verticale). Formano una torre e i bambini sono entusiasti quando tutto il sistema rimane in equilibrio e si rimettono all’opera collaborando, appena la torre crolla. Posizionano poi un’ asse di perlinato di legno lunga circa 1,5 mt. all’interno del copertone, sempre messo in posizione verticale creando in questo modo una sorta di bilancia dove il copertone funge da perno . Il gioco quindi si modifica e lo scopo diventa quello di trovare l’equilibrio della “bilancia”, facendo stare sollevata l’asse da entrambi i lati. I bambini, dandosi consigli, cambiano la dimensione e il tipo di materiale (sassi e/o legno) fino ad ottenere questa condizione.
L’entusiasmo dei bambini li porta a ripetere la prova varie volte e a sperimentare le diverse composizioni di materiali, sui due “piatti della bilancia”. Successivamente lo spirito più competitivo di un bambino porta a modificare il gioco: ora lo scopo è aggiungere peso su uno dei bracci per invertire l’inclinazione; il tutto, però, si svolge senza “esultanza personale” ma la soddisfazione quando si raggiunge insieme il risultato è di tutto il gruppo.

Considerazioni a caldo

Come in casi analoghi, le considerazioni dei bambini durante l’esperienza portano all’acquisizione di nuove conoscenze basate sull’osservazione diretta del fenomeno.

Riflessioni a mente fredda

La varietà di materiali naturali e di riciclo, apparentemente semplici e non strutturati dà la possibilità ai bambini di creare situazioni sempre nuove e geniali; da casuali modificazioni del percorso attuato il giorno prima, scaturisce il nuovo progetto, che inizialmente è abbozzato, poi lentamente prende forma concreta e definita, accompagnato da deduzioni che alimentano la prosecuzione del percorso, con enorme soddisfazione.

 

Per approfondire: Enrica Giordano, Imparare sperimentando in Psicologia dell’Educazione settembre 2011

0 commenti

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Fornisci il tuo contributo!

Lascia un commento